C’è un’idea che in estate si scioglie tutto, che le difese si abbassino insieme alla temperatura e che il corpo, finalmente libero dagli orari, trovi automaticamente la sua leggerezza; forse però le cose stanno diversamente, perché è proprio quando il tempo si allarga che certe presenze sommerse trovano lo spazio per affiorare.
Per questo ho scelto sei libri che non promettono evasione, ma compagnia; libri che non si limitano a raccontare l’estate, la solitudine o la famiglia, ma che restano accanto a chi li legge mentre quelle stesse cose si muovono dentro. Sono storie che abitano isole, case sull’acqua, identità che si confondono; territori dove i confini tra sé e l’altro si fanno sottili, proprio come capita quando il caldo allenta le maglie dell’abitudine.
Non troverete qui consigli per “la lettura perfetta da ombrellone”; troverete piuttosto inviti a stare un po’ più a lungo con ciò che normalmente si liquida in fretta. Vi racconto, libro per libro, perché ognuno di questi titoli mi sembra adatto a questo tipo di estate; quella che lascia spazio, invece di colmarlo.
Il libro dell’estate, di Tove Jansson
(Iperborea; traduzione di Carmen Giorgetti Cima)
Un’isola, una nonna, una bambina; e in mezzo tutto ciò che normalmente la vita di famiglia non si concede di mostrare, l’insofferenza, la stanchezza, la tenerezza che arriva storta. Jansson scrive l’estate come un tempo sospeso in cui i ruoli si allentano; la nonna non è solo nonna, la bambina non è solo bambina, e proprio in questo scivolamento si fa spazio per incontrarsi davvero. È un libro che parla a chi, in famiglia, sente il bisogno di essere visto oltre il proprio ruolo.
Al mare, di Dörte Hansen
(Fazi; traduzione di Teresa Ciuffoletti)
Una casa sull’acqua, generazioni che si sovrappongono, un’isola del Mare del Nord che cambia pelle quanto i suoi abitanti. Hansen costruisce un romanzo corale in cui il paesaggio non è sfondo, ma parte della storia; le maree, le stagioni, l’erosione della costa diventano metafore di ciò che accade dentro le relazioni familiari. È una lettura per chi sente che la propria storia ha bisogno di più voci per essere raccontata per intero.
Ogni creatura è un’isola, di Andrea De Spirt
(il Saggiatore)
Il titolo dice già molto: ogni personaggio qui è un territorio a parte, con i suoi confini, le sue coste inaccessibili. De Spirt scrive la solitudine non come mancanza, ma come condizione; un modo di essere che può convivere con la vicinanza degli altri, senza per forza dissolversi in essa. È un libro che restituisce dignità a chi, anche in compagnia, ha bisogno di restare un poco isola.
Riti privati, di Julia Armfield
(Mercurio Books; traduzione di Ilaria Oddenino)
Armfield lavora sul confine tra il corpo e l’acqua, tra l’identità e ciò che la circonda, con un’inquietudine che non si risolve mai del tutto. I rituali privati delle sue protagoniste sono tentativi di tenere insieme un sé che rischia di confondersi con l’ambiente; un’immagine che racconta bene cosa significhi, in certi momenti della vita, dover ricostruire i propri confini da capo.
Quattro volte me, di Maria Lazar
(Adelphi; traduzione di Laura Ragone, a cura di Albert C. Eibl)
Un romanzo che gioca con la moltiplicazione dell’identità, scritto con una lucidità che anticipa molte delle domande che ancora oggi ci facciamo su chi siamo quando nessuno ci guarda. Lazar smonta l’idea di un sé unico e coerente, e lo fa con un’ironia che alleggerisce senza banalizzare. È una lettura per chi si è mai sentito, legittimamente, più di una persona alla volta.
Non c’è tempo da perdere, di Ursula K. Le Guin
(NN Editore; traduzione di Serena Daniele)
Le Guin chiude questo percorso con uno sguardo che attraversa il tempo della vita intera; non c’è qui la fretta del fare, ma l’urgenza più sottile di restare presenti a ciò che si vive, finché si può viverlo. È il libro giusto per chi, arrivato in fondo a questa lista, sente che restare a sé non è un esercizio per pochi giorni d’estate, ma un modo di abitare il tempo che vale tutto l’anno.
Se questo modo di leggere, lento e poco incline alle scorciatoie, ti sembra vicino al tuo modo di leggere forse siamo anime affini, vieni a scoprire la mia libroterapia.
